Ci sono giorni in cui ci si sente giù. Anche quando le cure procedono, anche quando qualcuno ci dice che sta andando tutto bene. Come trovare spazio per parlarne?
Quando si parla di cancro, le domande arrivano spesso al corpo: come stai, come sono andati gli esami, quando sarà la prossima terapia. Sono domande importanti. Ma quel “come stai?” può contenere molto altro.
C’è l’attesa di una risposta. Ci sono i programmi da cambiare, le giornate che sembrano tutte uguali, la voglia di vedere qualcuno e quella di restare per conto proprio. E ci sono pensieri che non è facile spiegare, nemmeno alle persone più vicine.
«Dai, pensa positivo»
A volte è una frase detta con affetto, nel tentativo di incoraggiare. Eppure, per chi la riceve, può diventare difficile rispondere con sincerità.
Se oggi ho paura? Se sono arrabbiato? Se non riesco a trovare niente di positivo in questa giornata?
Il rischio è che alla fatica si aggiunga un’altra richiesta: mostrarsi sereni per non preoccupare chi ci vuole bene. Scegliere le parole, alleggerire il racconto, dire “tutto bene” anche quando ci sarebbe molto da aggiungere.
Anche le giornate normali
Non tutto, durante le cure, deve per forza diventare una riflessione sulla malattia.
Si può avere voglia di parlare di una serie, di una partita, di qualcosa successo a scuola o al lavoro. Si può ridere e, poco dopo, ritrovarsi preoccupati. Si può desiderare compagnia senza voler raccontare come è andata l’ultima visita.
Una diagnosi entra nella vita, ma quella vita continua a contenere interessi, carattere, relazioni e desideri. Anche quelli che agli altri potrebbero sembrare piccoli.
Trovare le parole, oppure no
“Mi sento giù” può essere un inizio. A volte è già tutto quello che si riesce a dire.
Non sempre c’è una spiegazione precisa da offrire. E non sempre si cerca una soluzione: si può desiderare soltanto che qualcuno ascolti, senza affrettarsi a rassicurare o a raccontare la storia di un’altra persona.
Anche “oggi non ho voglia di parlarne” può trovare posto nella conversazione. Lascia aperta la possibilità di farlo in un altro momento.
Una domanda che lascia spazio
“Come stai?” resta una domanda preziosa, se c’è tempo per ascoltare la risposta.
Magari oggi la risposta è lunga. Magari è contraddittoria. Magari è soltanto: “Non lo so”.
Viva la Vida vuole dare spazio anche a queste parole. Ai giorni difficili da raccontare, alle emozioni che non si sistemano in una frase incoraggiante, al desiderio di essere ascoltati senza dover prima trovare il modo giusto per spiegarsi.

